La Sagra di Celledizzo

Campanile Celledizzo con sfondo cielo e nuvole

La vita, quassù in montagna è scandita da tante cose: dalla neve che scende dal cielo, dal sole che la fa sciogliere e fa maturare i fiori, dal vento che soffia via le nuvole più nere, dalla luna che comanda la terra e i cuori umani, dalla pioggia, dagli animali che partono e ritornano, da chi nasce, da chi muore.

Ma c’è un fatto che più di tutti ferma l’intero paesino e richiama a sè chi è dovuto andare lontano per scelta o per dovere: è la SAGRA.

Il termine deriva dall’antico SACRUM latino, e lì si può trovare anche oggi il suo valore più vero e profondo: si festeggia, si celebra e si onora ciò che è sacro.

Negli anni il senso, come tutte le cose, si è mosso e spostato. Un tempo più legato alla natura e alla Madre Terra, poi più vicino alla religione e alla Santa Signora Celeste

La verità è che ognuno lo riempie con quello che è sacro per se’ stesso nell’intimo del proprio animo, e il sentimento che pervade nel paese in quei giorni non è cambiato mai: nel cuore di tutti c’è sempre la stessa magia

Non so spiegarla bene con le parole, ma si può toccare nell’aria, si può vedere nel volto di tutti, dai più piccoli ai saggi anziani. E’ un incanto legato a quel che siamo, ai nostri antenati, alle nostre radici, alla nostra terra. Un senso profondo di appartenenza ad una comunità molto spesso stretta, ma preziosa per la vita, soprattutto fra queste alte montagne.

Per quei giorni bisogna aver finito il primo taglio del fieno; chi può prende ferie, chi non è in valle ritorna per vivere e godere di ogni sfumatura, di ogni profumo, di ogni emozione che invade ogni angolo del paesino.

Il tutto si manifesta in un’esplosione di festa, di gioia, di impazienza e trepidazione, di polemiche e di discussioni, di rumore, di musica, di risate, di danze, di baci rubati al chiaro di luna, di amici che ritornano, di vino e buon cibo, di tradizione che dalla notte dei tempi  si ripete ogni anno come un sacro rito.

Il giorno stabilito per la Sagra di Celledizzo è la prima domenica di agosto. L’onere e l’onore di organizzarla spetta da sempre alla Gioventù. Carta bianca, da riempire (non senza diatribe) con tutto ciò che suggerisce la fantasia. Il risultato è sempre sorprendente: senza falsa modestia è la regina delle kermesse in Val di Pejo tanto da essere soprannominata “La Gran Sagra”. I balli si aprono il giovedì con il folklore delle note della polka, e si concludono la domenica con la processione per le vie del paese più bello del mondo della Santa Vergine, fra petali, canti e preghiere.

Quattro giorni interi, densi e pieni di tutto. Ai piedi di un monte vioz silenzioso. Lui, non Celledizzo!

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