Alpenrose: alla scoperta della rosa delle Alpi

rododendro in fiore su prateria alpina con cielo e monti sullo sfondo

La terra alta che abitiamo sta nel cuore delle Alpi, sulle rive di un torrente. Dai paesini partono sentieri che ti portano in vetta, lassù, a 3.500 m, dove volano le Aquile, i Gipeti e pochi altri.

La salita è un viaggio che passa per diversi mondi: boschi, pascoli, praterie alpine, nuda roccia, neve e ghiaccio.

In base al mio sentire scelgo dove trovare pace ed emozioni,  ma il fascino che forse subisco con più costanza è quello delle praterie alpine.

Lì sei oltre il limite per la vita di molte specie vegetali, ma non di tutte. Non ci sono alberi, sei fuori dall’abbraccio del bosco: sembra di stare con la solitudine quella che ti spezza il cuore e poi te lo ricompone. 

Sei quasi in cima: le antiche rocce son lì a vegliare. L’uomo e il suo intervento qui sono sfumature leggere. Succede che appare uno stambecco, un’aquila. A volte non vedi nessuno, ma sai che sempre qualcuno ti guarda. Solo non sei mai. L’erba è morbida come un tappeto sotto i piedi. Qualche fiorellino c’è, spesso peloso per proteggersi dall’ambiente severo.

Gli occhi si riempiono del colore del cielo, del bianco della neve del verde soave dei prati del grigio caldo delle rocce.

I colori della prateria sono tenui, a tratti esitanti. Quasi sempre.

Tranne in un tempo in cui ogni anno avviene una Magia: questo mondo cosi delicato e timido diventa rosa. Rosa deciso, protagonista, esplosivo.

E’ il Rododendro: la rosa delle Alpi.

alpenrose in fiore

Rhododendron, dal greco rhodon= rosa e dendron= albero, ovvero albero delle rose. Della famiglia delle Ericacee, è un piccolo cespuglio che resiste e lotta tutti i giorni, tutto l’anno.

E’ un sempreverde, in inverno non si lascia morire dal freddo: persiste, si fa aiutare dalla neve.

Dove l’uomo ha abbandonato vecchi pascoli arriva lui: coraggioso e tenace, è precursore insieme all’amico Ginepro. Con determinazione ed impegno combattono per riconsegnare la terra al bosco. Piccoli, bassini, iniziano loro. Poi, solo poi, arriva qualche Larice, il Pino Cembro, il Mugo. Quando tutto è fatto, se se la sentono, arrivano i maestosi Abeti.

La stessa battaglia la tenta in quota: sfida il freddo, sfida la terra rigida per alzarsi piano piano sempre un po’ di più.

Credo che punti al cielo; di sicuro punta alla cima del Monte Vioz.

Si sa difendere: è classificato come pianta tossica, ma è sempre la dose che fa il veleno.

Il Miele che da lui ricavano le api è fra i più buoni e pregiatii.

Usato con cautela e rispetto offre proprietà, diuretiche, sudorifere, antireumatiche e calmanti.

Impiegato in cosmesi è un ottimo antiossidante, antirughe.

Nella tradizione montana è simbolo di eleganza, temperanza  e di bellezza.

Ci insegna la resistenza, la tenacia, la perseveranza.
Ci sorprende con la bellezza e la gentilezza di una fioritura sbalorditiva.

Ci regala questo spettacolo ogni anno, fra la fine di giugno ed i primi di luglio: è un incanto che ci lascia sempre con la bocca vuota, senza parole, e gli occhi colmi di bellezza.

Questo è un invito per salire e meravigliarti con noi.

Devi solo portare un cuore aperto e il rispetto che la montagna richiede.

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